Codice etico e modello 231

Foto in alto: Galleria A3 Salerno - Reggio Calabria

Codice etico

Il Codice Etico sintetizza i principi di comportamento ai quali PSC si ispira nel rapporto con tutti i propri Stakeholder e rappresenta uno strumento di garanzia ed affidabilità a tutela del patrimonio e della reputazione del Gruppo. Esso si fonda su specifiche responsabilità ed impegni sociali che, in linea con i più elevati standard etici, consentono di perseguire la mission e gli obiettivi dell’azienda operando in modo etico e socialmente responsabile.

Onestà, correttezza, integrità, trasparenza, imparzialità, riservatezza, rispetto e salvaguardia dell'ambiente, tutela della salute e sicurezza dei lavoratori: sono questi i valori fondamentali individuati dal Codice Etico, intorno a cui PSC sviluppa le proprie attività e politiche aziendali.

I destinatari del Codice Etico sono tutti coloro che influenzano o sono comunque interessati dalle attività del Gruppo: investitori, amministratori, dipendenti, collaboratori, clienti, fornitori, comunità civile.
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Modello 231

Il D.Lgs 231 del 2001 ha introdotto nell’ordinamento italiano il principio della responsabilità degli enti e delle società, individuandone le relative disposizioni normative.

Tale decreto prevede una presunzione di corresponsabilità degli enti e delle società nella commissione di alcune tipologie di reato compiuti da parte di propri amministratori, dirigenti, dipendenti e/o collaboratori nell'esercizio delle loro funzioni, tra cui:

- i reati di natura colposa in materia di tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;
- i reati di natura dolosa, quali ad esempio i reati contro la Pubblica Amministrazione (es. corruzione di pubblici funzionari per
  l’ottenimento di una commessa, di concessioni/autorizzazioni, etc.), i reati
  societari (es. false comunicazioni sociali) e i reati di ricettazione, riciclaggio etc.

In relazione a tali reati il D.Lgs 231 prevede significative sanzioni amministrative e interdittive a carico degli enti e delle società, a meno che i medesimi non abbiano adottato Modelli di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOG) idonei a prevenirne la commissione.

Il MOG è quindi un documento descrittivo dei processi organizzativi adottati dagli enti/società per prevenire e minimizzare i rischi derivanti dalla mancata applicazione di disposizioni di legge, e come tale rappresenta un sistema strutturato ed organico di prevenzione, dissuasione e controllo, finalizzato:

- a sviluppare nei soggetti (amministratori, dipendenti e collaboratori) che operano nell'ambito di attività sensibili, la consapevolezza
  di poter commettere un reato;
- ad escludere, o quantomeno delimitare, la responsabilità amministrativa dell’Ente e/o della Società.

Il decreto prevede infine l’adozione di un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel MOG. In particolare tale sistema individua le possibili infrazioni e definisce le sanzioni e le modalità applicative da intraprendere nei confronti dei soggetti (dipendenti o terze parti) responsabili di comportamenti illeciti o di violazione delle norme contenute nei documenti di cui si compone il modello.

Il compito di vigilare sul funzionamento e sull'osservanza del MOG, nonché curarne l'aggiornamento, è affidato ad un Organismo di Vigilanza (OdV) individuato dal Consiglio di Amministrazione, che ha autonomi poteri di iniziativa e controllo pur non potendo intervenire sulla struttura dell’ente e/o della Società o sanzionare dipendenti, collaboratori o organi sociali, atti che sono invece demandati agli organi societari o funzioni aziendali competenti.